Con il contributo del Ministero della Cultura
Via Prenestina, 230/B - Roma (RM) Lazio
23 OTTOBRE 2026 ore 20.30
Ingresso GRATUITO con prenotazione obbligatoria
Spettacolo: UN PO’ LONTANO
Associazione Culturale Fuori Contesto
24 OTTOBRE 2026 ore 20.30
Ingresso GRATUITO con prenotazione obbligatoria
Spettacolo: CANTO D’AMORE ALLA FOLLIA
Compagnia Animali Celesti
25 OTTOBRE 2026 ore 17.00
Ingresso GRATUITO con prenotazione obbligatoria
Spettacolo: AMLETO PRINCIPE DI DANIMARCA
Teatro Giovani Teatro Pirata – Impresa Sociale
Corso Giuseppe Mazzini - Arcevia (AN) Marche
23 OTTOBRE 2026 ore 10.00
Ingresso € 5,00
Spettacolo: AMLETO PRINCIPE DI DANIMARCA
Teatro Giovani Teatro Pirata – Impresa Sociale
Piazza Federico II, 4 - Jesi (AN) Marche
27 OTTOBRE 2026 ore 21.00
Ingresso € 5,00
Spettacolo: CANTO D’AMORE ALLA FOLLIA
Compagnia Animali Celesti
Piazza del Teatro, 1 - Montecarotto (AN) Marche
30 OTTOBRE 2026 ore 21.00
Ingresso € 5,00
Spettacolo: UN PO’ LONTANO
Associazione Culturale Fuori Contesto
Lo spettacolo UN PO’ LONTANO è accessibile alle persone Sorde e udenti. Lo spettacolo è in lingua italiana e in Lingua dei Segni Italiana (LIS). È prevista la presenza dei sopratitoli dal vivo.
Teatri accessibili a persone con disabilità motoria e a mobilità ridotta.
In fase di prenotazione segnalare eventuali necessità o bisogni specifici.
Per tutti gli spettacoli, al fine di garantire un servizio adeguato, si richiede in fase di prenotazione specificare
Teatro Misa, Corso Giuseppe Mazzini, Arcevia (AN)
Teatro Moriconi, Piazza Federico II n.4, Jesi (AN)
Teatro Comunale, Piazza del Teatro 1, Montecarotto (AN)
email: biglietteria@teatrogiovaniteatropirata.it
telefono: 0731 56590 oppure +39 3341684688
Per tuttə
Durata 55 minuti circa
Di Emilia Martinelli, Daniel Bongioanni
Con Daniel Bongioanni e Tiziana Scrocca
Regia: Emilia Martinelli
Coreografie: Lorenzo Caldarozzi
drammaturgie: Daniel Bongioanni ed Emilia Martinelli
Disegno luci: Sofia Xella e Tommaso Lo Cascio
Interprete LIS e aiuto regia: Chiara Borsella
sottotitolazione: Stefano Fiori
Curatore teatrale: Rossella Marchi
Direttore di produzione: Silvia Belleggia
Illustrazione locandina: Daniel Bongioanni
Progetto grafico: Hubstract – Made for Art
Produzione: Fuori Contesto con il contributo della Fondazione Giovan Battista Baroni-bando 2025 e “Realizzato in residenza a Teatri di Vita nell’ambito del programma Artisti
nei territori della Regione Emilia-Romagna”
Un po’ lontano racconta il rapporto tra una madre udente e un figlio sordo.
Il figlio è interpretato da Daniel Bongioanni, attore sordo madrelingua LIS (Lingua dei Segni Italiana) e la madre da Tiziana Scrocca, attrice udente.
Il figlio sta crescendo e cerca la propria autonomia.
I due vivono il mondo in modi diversi e non riescono sempre a capirsi.
La madre cerca di proteggerlo ma anche di imparare a lasciarlo andare.
In scena usano: segni, parole, gesti, voce, movimento, musica e danza.
Il loro rapporto cresce e matura: durante lo spettacolo imparano ad affrontare le incomprensioni e a stare vicini anche da lontano.
“UN PO’ LONTANO” attraversa il momento fragile e potente della separazione. Nasce dall’incontro tra mondo sordo e quello udente, e assume la distanza percettiva, linguistica e culturale come materia propriamente teatrale. Questo confronto diventa in scena una lente potente attraverso cui guardare l’esperienza comune della distanza, della crescita, dell’identità e del desiderio di restare in relazione.
Una madre udente e un figlio sordo attraversano il tempo sottile del distacco: dall’abbraccio originario, pieno e continuo, al progressivo allontanarsi dei corpi, degli sguardi e dei linguaggi.
Tra gesto, voce, vibrazione e segni della Lingua dei Segni Italiana, si apre uno spazio di ricerca fatto di tentativi di comprensione, attriti, silenzi e ritorni.
La relazione si costruisce sul desiderio continuo di raggiungersi, mentre i due abitano percezioni diverse del mondo. La madre cerca un contatto attraverso la parola, il suono, la protezione. Il figlio attraversa il mondo tramite il corpo, le vibrazioni, il gesto che diventa lingua e danza. Tra loro esiste una distanza concreta, percettiva e culturale, che genera smarrimento, ma anche nuove possibilità di incontro.
Il figlio si allontana, cerca fuori e dentro di sé una direzione che continuamente cambia forma.
La madre resta, osserva, riflette, si trasforma insieme a lui: lo trattiene, lo lascia andare, lo sostiene nel rischio della crescita.
In questo movimento reciproco, fatto di peso, caduta, slancio e fiducia, prende forma una crescita condivisa, dove separarsi diventa necessario quanto comprendersi.
“UN PO’ LONTANO” è un invito ad attraversare quel passo incerto oltre il confine conosciuto: il momento in cui ci si allontana dalle radici per cercare la propria voce, il proprio corpo, il proprio modo di stare nel mondo.
Dai 18 anni
scritto e diretto da Alessandro Garzella;
con Francesca Mainetti e Alessandro Garzella;
collaborazioni alla messa in scena: Giulia Benetti, Francesca Mainetti, Chiara Pistoia e Antonio Viganò;
con il sostegno del MIC – Regione Toscana – Comune di Pisa – Asl Nordovest Toscana – Fondazione Pisa
I protagonisti di questo spettacolo sono una coppia che dialoga attraverso la fantasia e il piacere erotico. Si attraggono e si respingono, sono ossessionati dalle proprie paure, dai reciproci corpi e dall’immaginario che insieme costruiscono. Il tono dello spettacolo passa continuamente dalla comicità al dolore.
Sappiamo poco della loro storia personale. Ci fanno capire di aver vissuto esperienze difficili, ma ciò che conta è quello che possono costruire insieme adesso.
Il rapporto tra i due, nei suoi aspetti più intimi e scomodi, ci interroga su cosa chiamiamo normalità e su cosa sia l’amore.
In scena due figure ossessionate da subbugli visionari, caricature di sofferenza e inconsapevole ilarità. Una coppia paradossale, forse coatta, per l’assurdità delle manie che le imprigiona. Due figure perseguitate da continui turbamenti e scarti d’umore, a partire dal piacere/tastidio erotico e carnale che si danno, immaginando improbabili rivolte, nella vertigine di un delirio a due. Corpi e parole in bilico tra volgarità e poesia, estasi e ripugnanze. Forse una coppia di fuoriusciti da qualche luogo di cura, o da uno dei tanti zoo nascosti nelle periferie umane di questo mondo. Lui: storpio e invasato, guerriero di battaglie perse, irriverente e solo. Lei: forse badante di mercimoni, vecchia Lolita decaduta nell’accudire disperazioni altrui, oppure dea, vocata alla grazia più pura del donarsi. Storie evocate per accenni, con crudezza e pudore. Per la violenza che contengono, o forse perché i protagonisti di quest’opera mettono in discussione la cosiddetta normalità dei più, il senso del giusto e dello sbagliato, i significati di saggezza e stupidità, lo stesso principio di realtà e di sogno.
Garzella e Mainetti svolgono da decenni una ricerca sulla relazione tra teatro e follia in contesti di cura e marginalità sociale: comunità terapeutiche, centri diurni, quartieri e centri sociali. L’opera nasce dai vissuti raccolti in queste esperienze, attraversati dal sentire personale dei protagonisti e dall’esperienza di alterità che Garzella ha vissuto e vive sulla propria pelle fin dalla nascita.
Lo spettacolo è tratto da Amleto, una delle tragedie più conosciute di William Shakespeare. È stata scritta tra il 1599 e il 1601. Lo spettacolo di Shakespeare parla di vendetta e follia. Questa versione invece racconta anche quanto è difficile diventare adulti. Amleto deve accettare la delusione verso i propri genitori, la solitudine e la paura del futuro. I membri della corte danese sono tutti morti e Orazio vorrebbe morire anche lui, insieme all’amico Amleto. Prima di morire, però, Amleto gli chiede di restare in vita per tramandarci quello che è successo.
Lo spettacolo racconta la storia attraverso la voce di Orazio. Il centro del racconto è l’amicizia tra di loro: è per la loro amicizia che Orazio decide di trasmettere la storia della tragedia. Nel suo racconto rivivono i personaggi della corte e le scelte che hanno portato ad una fine così terribile.
Per scoprire la verità, Amleto si è finto pazzo. Lo spettacolo dedica particolare attenzione al modo in cui la società giudica ed esclude le persone con disabilità: lo spettacolo aiuta a riflettere sugli errori del passato e sulle conseguenze della violenza e dei pregiudizi.